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Uzbekistan
La mia prima volta: che sorpresa!
Fino a pochi anni fa non avrei mai pensato di andare in Uzbekistan. Ne avevo sentito parlare come di un Paese straordinario, ma mai avrei immaginato di trovarmi qui, se non avessi avuto l’occasione di accompagnare un gruppo.
Ora, invece, posso dire con certezza che è uno dei posti più belli che abbia visitato, forse proprio per la sorpresa: un Paese così “avanti” e curato non me lo aspettavo davvero.
Ad attenderci c’era Zara, la nostra guida
Il viaggio è iniziato con quella particolare emozione che si prova quando si varca per la prima volta la soglia di un nuovo Paese: un misto di curiosità, aspettativa e quella leggera frenesia che accompagna ogni partenza.
L’aeroporto era animato dal via vai dei passeggeri e dall’odore di spezie che sembrava già anticipare ciò che avremmo trovato fuori dalle porte scorrevoli.
Ad attenderci c’era Zara, la guida che ci avrebbe accompagnati per tutta la settimana. Ci ha riconosciuti al volo e si è avvicinata con un sorriso sincero, di quelli che sciolgono subito la stanchezza del viaggio. Ha preso in mano la situazione con naturalezza, come se ci conoscesse da tempo, e in un attimo ci siamo sentiti nelle mani giuste.
La prima sorpresa è arrivata appena ha iniziato a parlare: un italiano chiaro, preciso, quasi privo di inflessioni. Lo aveva studiato a scuola, ci ha raccontato, senza però aver mai messo piede in Italia. Nonostante questo, lo parlava con una naturalezza che ci ha lasciati senza parole. L’idea che una cultura possa essere conosciuta, amata e studiata senza esserci mai stati di persona ci ha fatto sorridere: un piccolo segno di come i viaggi, a volte, comincino molto prima di partire.
il rispetto per gli spazi comuni
Nel tragitto dall’aeroporto verso la città e quindi il nostro hotel, Zara ci ha raccontato aneddoti sulla vita quotidiana, sulla scuola che l’aveva introdotta alla nostra lingua e sulle tradizioni del suo Paese, con un entusiasmo che rendeva ogni dettaglio vivo.
Era evidente quanto fosse felice di condividere tutto questo con noi, e quanto tenesse a farci sentire benvenuti.
È stato lì, nei primi chilometri, che abbiamo capito che la settimana non sarebbe stata solo una serie di visite guidate, ma un vero e proprio racconto in movimento, accompagnato da uno sguardo locale attento, curioso e profondamente umano.
Durante la nostra prima visita della città di Tashkent, la cosa che ci ha colpito è stata la pulizia. Nessuna carta, nessun mozzicone di sigaretta, niente di lasciato a terra. Già il primo giorno uno dei partecipanti lo notò, e per tutta la settimana abbiamo osservato con meraviglia ogni strada, ogni marciapiede, cercando anche solo un piccolo segno di incuria… e non abbiamo trovato nulla.
È stato incredibile: in Uzbekistan il rispetto per gli spazi comuni è quasi tangibile, e il semplice gesto di mantenere le strade pulite diventa un simbolo della civiltà quotidiana.
La metropolitana di Tashkent è un’altra scoperta sorprendente. Immaginate le nostre metropolitane, spesso sporche, affollate, piene di venditori ambulanti e di persone che saltano i cancelli per non pagare il biglietto, con clochard che dormono negli angoli e caos ovunque.
Qui, invece, tutto è l’opposto: pulitissimo, ordinato, silenzioso, sicuro. I mosaici decorano le pareti, i lampadari di cristallo scendono a cascata dal soffitto, i pavimenti brillano come nuovi. Nessuno chiede l’elemosina, tutti pagano il biglietto, le persone si muovono con calma e rispetto.
Salire su un vagone è un’esperienza quasi surreale, in cui ti senti protetta e a tuo agio, come se stessi entrando nella hall di un hotel di lusso.
la cucina è esplosione di colori
La tavola uzbeka è un’altra meraviglia. Ogni pasto è un’esplosione di colori e sapori: le verdure abbondano, cucinate in mille modi diversi, dai contorni crudi alle verdure stufate, dai piatti speziati alle insalate fresche.
I piatti si susseguono in un’armonia visiva che sembra curata come un’opera d’arte: rossi, gialli, verdi e arancioni che si mescolano in ogni portata.
Qui ho trovato la mia cucina ideale, sana, equilibrata e incredibilmente allegra, che riflette un approccio al cibo attento e rispettoso.
E poi c’è Samarcanda, che non è solo la canzone di Vecchioni che tanto amiamo, ma una città magica, soprattutto la sera. La piazza Registan si trasforma con migliaia di luci colorate, giochi di luce che illuminano le facciate delle madrase e dei minareti.
Camminare lì di sera significa sentirsi dentro una cartolina, in un luogo incantato, surreale, sospeso tra sogno e realtà.
città, bazar, moschee
Viaggiando tra le città, i bazar, le moschee e i tramonti sulle piazze storiche, mi sono resa conto di quanto l’Uzbekistan sia giovane, vivace, organizzato, curioso e rispettoso. Ho cominciato a riflettere, con un po’ di nostalgia, su quanto il nostro Paese stia invecchiando e restando indietro rispetto a realtà che fino a pochi anni fa non erano nemmeno considerate tra i circuiti turistici più moderni e accoglienti.
In Uzbekistan ogni dettaglio racconta qualcosa: dal rispetto per gli spazi pubblici alla cura dei mezzi, dalla bellezza delle piazze alla tavola ricca di colori, ogni gesto trasmette attenzione, ordine e armonia.
Mi sorprende, mi incanta e mi conquista. Non me lo aspettavo e forse è proprio per questo che questo viaggio rimane tra i più memorabili che abbia fatto, un Paese che non smette mai di stupire e che ti lascia con il desiderio di tornare, per continuare a scoprirlo.